ascreamredblood
16settembre2013.
Nuovo inizio, scuola, compagni, problemi e realtà.
Io ero, si ero, una persona calma, acida, fredda, non volevo legare a nessuno, ex vittima della lametta lasciata un anno fa, ex bulimica e vittima di bullismo,tentato sei volte il suicidio , ma avevo deciso che il passato lo avrei lasciato alle spalle.
C’era una ragazza “Ludovica”, mai vista prima dal momento che abitavo a trenta minuti dalla scuola.
Quando mi presentai mi allargò il suo sorriso,e notai i suoi bellissimi occhi giganti marroni.Era alta quanto me,capelli marroni scuri ricci raccolti in una specie di chignon,magra,sorrideva sempre,e aveva la risata forse troppo facile.Era l’opposta di me nel carattere, lei era la tipica ragazza “movimentata”. Io ero alta,grossa,due occhi marroni che contenevano mari di lacrime,un sorriso falso,una faccia che era uno scarabocchio insomma. Non parlavamo praticamente mai,sapevo a mala pena che si chiamava “Ludovica” che abitava in cui c’era la scuola,e che aveva 14 anni come me. Tempo di una,due settimane e mi scrisse,ma io non le risposi,volevo mantenere la promessa a me stessa che non mi sarei affezionata a nessuna. Pochi giorni dopo mi scrisse e le risposi,giusto per parlare con qualcuno e non stare sola. Iniziammo a conoscerci a gradi,amava leggere anche se a scuola andava male e faceva pallavolo.Io ero una ginnasta,amavo i libri,la musica,Birdy,i Green day,e Lana del Rey. Le crollai per messaggi una domenica,la mia migliore amica mi aveva lasciato e in quel momento ero sola,ma Ludovica c’era.Poi crollò lei,e la aiutai in tutti i modi. In quel periodo ricordo di averle detto il primo “ti voglio bene”,si me lo ricordo. Ci sentivamo sempre,ma con sempre intendo sempre,ogni secondo possibile,ogni minuto,ogni giorno. Era l’unica che mi mandava il “buongiorno” facendomi passare le lacrime della notte,e l’unica che mandava la “buonanotte”,il primo pensiero la mattina e l’ultimo la sera.Quello che riuscivamo a fare insieme lo facevamo,da ridere a piangere. Poi un giorno,le feci la promessa più grande e quella che manterrò per sempre. “Prometti che passeremo tutto insieme”. Un giorno mi raccontò che era stata un’autolesionista e vittima di bullismo,no io non le raccontai niente a primo impatto,la paura che mi lasciasse era troppa, ma io la accettai com’era,dovevo starle accanto. In fondo era dolce,calma l’opposto della ragazza che vedevo a scuola,io ero figlia unica e mi ero affezionata a lei come la sorella mai avuta,era diventata la mia “Ludo”,la parte più importante di me,la mia migliore amica. Poi però decisi di dirle la mia realtà,con la paura che quel messaggio avrebbe rotto la nostra amicizia,ma lei no.era sempre con me. Non so cosa successe ,ma a giorni piano piano si allontanò,all’inizio pensavo si trattasse di poco tempo,ma poi diventarono mesi,e la sua mancanza si sentiva,non avevo nessuno e vederla a scuola mi faceva male,non mi parlava nè al telefono nè a scuola.Ricominciai a tagliarmi,e a vomitare. 4dicembre2013,il suo compleanno,le scrissi una lettera di quattro pagine e due libri,e mi disse che sarebbe tornata,ma non tornò,e iniziai a stare male,notti in bianco di lacrime a pensare a tutto,e iniziai a stare male di salute,svenivo quasi sempre,ma attribuivo tutto alla normalità. 19dicembre2013,dovevo partire per operarmi,la verità?Volevo salutarla col nostro primo abbraccio,ma non ce la feci,la salutai con un semplice “Ciao Ludovì”,mi strinse solo il cuore. Purtroppo durante l’intervento i dottori scoprirono i tagli alle cosce,e dovetti convincere i miei che erano solo graffi normali. Iniziai a stare male per via dell’intervento, scoprii che avevo altri due problemi che mi avrebbero bloccato nello sport. Tornata a casa,i problemi si risolsero,ma Ludovica mi mancava,come se qualcuno mi avesse strappato una parte di me. Tornata a scuola,era sorridente come al solito,ma non era lei,fissava il vuoto.aveva gli occhi persi. Sbagliai,scoprì che avevo detto a una persona che era autolesionista,per questo sbaglio ancora oggi mi odio. Mi odiava, ma mi confondeva,sapevo che leggeva la mia lettera. un giorno mi disse che era bisex,ma a me non toccava,io non l’avrei mai lasciata,e dico mai,l’accetavo com’era e come si sentiva. Una domenica di fine gennaio collassai,in ospedale i dottori mi dissero che avevo un tumore celebrale poichè svenivo spesso e vomitavo non solo volutamente,ma vomitavo anche sangue,e non mi rimaneva tempo,avevo pochi giorni,pochi mesi,nessuno lo sapeva. Scrissi l’ultima lettera a Ludovica dove le dissi tutto. Quel pomeriggio venne a trovarmi con le lacrime agli occhi,l’avevo vista piangere solo per un quattro in latino,ma mai per me.Non parlammo molto,non avevo nè forza nè voglia,lei forse non sapeva di come ero stata male solo per lei,ma poi girandomi dalla parte opposta di lei e tornando di fronte a lei mi abbracciò,dio quanto aspettavo quell’abbraccio stretto,mai dato,il nostro primo abbraccio,le scoppiai in lacrime nelle bracci e lei mi sussurrò “insieme,nonostante tutto,nonostante tutto ricordi?”. La lettera la diedi ad una mia amica che la diede a lei,e a quanto mi disse la mia amica piangeva sempre,a scuola andava sempre peggio,e a me stringeva il cuore ogni santa volta che prendeva un voto negativo. Stava con me sempre,ogni minuto,secondo,giorno,anche se io ero spenta,fino alla fine. Il 20febbraio2014,io finii di lottare,ricordo solo che entrai in una sala operatoria e cinque minuti dopo vidi una luce bianca.Ero morta,non c’ero più,Ludovica la salutai con un semplice “a domani”,santo dio come vorrei tornare indietro e dirle addio. Adesso lei è laggiù e io quassù,sono sola.Ma sola veramente.Voglio solo abbracciarla e non posso e fa male,e mi manca come l’aria. Ho visto che piange.Lei si è fatta volere bene e io l’ho tenuta stretta troppo. E io piango con lei. Io la proteggo da qua,ha tentato il suicidio, ma l’ho fatta girare da quel muretto. Un giorno andrò da lei e l’abbraccerò per tutte le volte che non ho potuto e le sussurrerò”grazie perchè sei tu”. Da quel semplice 16 settembre 2013 la mia vita è cambiata in meglio,le lacrime servono,aspettare le persone serve,da quel giorno che sembra solo l’inizio della scuola, la persona più importante della mia vita è entrata nella mia vita,ti aspetto per sempre anche quando dovrai scoppiare io sono qua. Grazie “Ludo”.Ti odio col significato opposto. “A te che sei l’unica al mondo L’unica ragione per arrivare fino in fondo Ad ogni mio respiro Quando ti guardo Dopo un giorno pieno di parole Senza che tu mi dica niente Tutto si fa chiaro A te che mi hai trovato All’ angolo coi pugni chiusi Con le mie spalle contro il muro Pronto a difendermi Con gli occhi bassi Stavo in fila Con i disillusi Tu mi hai raccolto come un gatto E mi hai portato con te A te io canto una canzone Perché non ho altro Niente di meglio da offrirti Di tutto quello che ho Prendi il mio tempo E la magia Che con un solo salto Ci fa volare dentro all’aria Come bollicine A te che hai preso la mia vita E ne hai fatto molto di più A te che hai dato senso al tempo Senza misurarlo A te che io Ti ho visto piangere nella mia mano Fragile che potevo ucciderti Stringendoti un po’ E poi ti ho visto Con la forza di un aeroplano Prendere in mano la tua vita E trascinarla in salvo A te che credi nel coraggio E anche nella paura A te che sei la miglior cosa Che mi sia successa A te che cambi tutti i giorni E resti sempre la stessa A te che non ti piaci mai E sei una meraviglia Le forze della natura si concentrano in te Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano A te che sei l’unica amica Che io posso avere L’unico amore che vorrei Se io non ti avessi con me a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere” “Insieme fino alla fine nonostante tutto,nonostante tutti” Manchi.
miamerestisenonfossimestessa

Ottobre.

‘Caro diario,
oggi mi sono scontrata con un tizio. Viene nella mia stessa scuola, non lo sopporto proprio. Fa la IV D, quella classe di fighetti del cazzo che mi stanno sulle scatole. Non solo mi ha praticamente spalmato il suo gelato al pistacchio sulla maglia, non mi ha neanche chiesto scusa, anzi, “Guarda quando cammini” mi ha detto. Che razza di idiota.’

Novembre.

‘Caro diario,
oggi la mia classe insieme alla IV D e alla III C era in palestra. Abbiamo fatto delle squadre, obbligati dai professori, e abbiamo giocato a pallavolo.
Il tizio del gelato, Lorenzo, la faceva apposta a schiacciare su di me. L’unica schiacciata che non sono riuscita a prendere, mi è finita in faccia.
Non sono riuscita più a giocare, lui rideva soddisfatto.
Che coglione. Come se non bastasse, Luca, un suo compagno che viene con me in palestra, non si è degnato neanche di chiedermi come stessi.’

Dicembre.

‘Caro diario,
oggi, mentre ero in palestra per i cazzi miei sul tapis roulant, alzo lo sguardo e vedo Lorenzo riflesso nello specchio nella cyclette accanto a me. Ho alzato gli occhi al cielo e aumentato ancora il volume della musica.
Il problema era che Luca cercava di farci parlare ma entrambi lo guardavamo male e lo prendevamo in giro.
Ho beccato Lorenzo guardarmi, tre volte, per poi distogliere lo sguardo.
Cazzo vuole?’

Gennaio.

‘Caro diario,
da un po’ di tempo Lorenzo mi saluta per i corridoi a scuola. La prima volta, mi sono guardata intorno, pensando non si riferisse a me, ma ero l’unica.
Mi sorride come un idiota quando saluta.
Oggi in palestra me lo ritrovavo sempre vicino, e Paola, la nostra personal trainer, che cerca di fidanzarmi con chiunque di sesso maschile, ha cercato di mettermi insieme a lui.
La uccido.’

Febbraio.

‘Caro diario,
oggi è successa una cosa stranissima, che mi ha lasciata perplessa, e non poco.
Ero sola a girovagare per i corridoi quando sento la vicepreside gridare. Cercavo un posto dove nascondermi perché se quella vecchiaccia mi avesse trovata, mi avrebbe sospesa.
Ero entrata nel panico, sentivo il suono dei suoi tacchi echeggiare per tutto il corridoio, si stava avvicinando.
Lorenzo era piegato sulle ginocchia, intento a non farsi vedere dalla finestra. Mi ha guardata, poi si è girato notando la vicepreside avvicinarsi da noi.
Si è alzato, mi ha preso per il polso e ha iniziato a correre.
Ci siamo nascosti nello stanzino dei bidelli. Avevamo il fiatone, nel frattempo continuavo a domandarmi come mai mi avesse dato una mano.
La vecchiaccia si era allontanata. Stavo per uscire, ma Lorenzo ha chiuso nuovamente la porta con la mano. Mi stavo voltando, pronta a ribattere.
Ma non me l’ha permesso.
Mi ha baciata.
Era il mio primo bacio.
Subito dopo è andato via, lasciandomi lì dentro.’

Marzo.

‘Caro diario,
neanche oggi Lorenzo è venuto in palestra. Ha cambiato orario, penso mi stia evitando. Non mi ha mai risposto quando ho chiesto del bacio. ‘dimenticalo’ ha detto una volta.
Non posso dimenticare il mio primo bacio, testa di cazzo.’

Aprile.

‘Caro diario,
io e Francesca venerdì ci eravamo messe d’accordo per andare alle tre in palestra anziché alle sei.
Ho incontrato Lorenzo, è rimasto sorpreso di vedermi.
Ho fatto finta di non conoscerlo.
Eugenio che oggi è venuto prima per stare con me e Francesca, ogni volta che scherzavamo o che mi era vicino, Lorenzo si metteva in mezzo con delle scuse assurde.
Poi, mentre stavo andando via, ho sentito la porta dello spogliatoio chiudersi.
Mi sono girata e mi sono ritrovata Lorenzo davanti. Alzo gli occhi al cielo. Lui si avvicinava ed io arretravo.
Mi ha bloccato il viso tra le sue mani e mi ha baciata di nuovo mentre io, imbambolata come una cogliona non riuscivo a fare niente. Un bacio a stampo.
‘Mi piaci’ m’ha detto. ‘A me no’ ho risposto.
Ha pensato che quella risposta significasse che non mi piace, io intendevo che non mi piaccio.
È andato via tutto arrabbiato.’

Maggio.

‘Caro diario,
oggi ho provato una sensazione strana vedendo una ragazza provarci con Lorenzo. Per ‘sbaglio’ sono finita contro quella e devo averla guardata parecchio male, perché lei ha detto a Lore ‘ma quella era la tua ragazza?’
Ero troppo lontana per sentire la risposta.
Poco fa ho ricevuto un messaggio da un numero sconosciuto c’era scritto “la gelosia nuoce gravemente alla salute piccola ;)” ho capito subito che si trattava di Lorenzo. Adesso sono le cinque del mattino, mi ha appena dato la buonanotte perché domani deve andare a giocare a calcetto.’

Giugno.

‘Caro diario,
io e Lore ci siamo messi insieme. È tutto così strano. Non so come il faccia a piacergli, ma ha detto che me lo ripeterà ogni giorno finché non inizierò ad accettarmi. Poverino.’

Luglio.

‘Caro diario,
non ho mai detto ‘ti amo’ a nessuno. Per questo, quando Lore ha detto quelle due parole, io non ho risposto. Si è arrabbiato, abbiamo litigato e adesso neanche mi parla più. Ho provato a dirgli che lo amo, ma le parole mi sono morte in gola. Non riuscivo neanche a fiatare.’

‘So che oggi ho già scritto. No cioè, tecnicamente è passata la mezzanotte quindi… La faccio breve: ho ricevuto una foto da una mia amica in cui Lorenzo si bacia con una tipa al Jotì. Non so se è ubriaco o cosa, non me me fotte un cazzo. Gli ho mandato un messaggio “Io ho sbagliato, lo so. Ma è stato un errore dettato dalla paura, paura perché determinate cose non le ho mai dette a nessuno. Sotto questo aspetto sono ancora una povera ingenua. Tu, hai sbagliato per rabbia. Ha delle labbra morbide? Bacia bene? Lo spero perché d’ora in avanti saranno le sue labbra che bacerai. Addio.’
‘Ok’ ha risposto.
Fanculo.’

Agosto.

‘Caro diario,
Oggi è il mio compleanno, come regali ho ricevuto un profumo, un orologio e Lorenzo che limonava animatamente con una Moretta del cazzo a tre metri da me. Sono scappata nel bagno del lido, perché ho festeggiato a mare, tipo tre volte.
Marco è venuto a vedere come stessi, mi ha abbracciata.
Quando siamo usciti dal bagno, Lorenzo era lì. Ha fatto per parlarmi, ma notando Marco è rimasto zitto e dandomi una spallata è entrato nel bagno.
Lui è andato via poco dopo.
Tornata a casa, mi sono ritrovata davanti all’entrata una rosa rossa e una piccola scatola con dentro un braccialetto con un ciondolino a forma di tartaruga, uno degli animali che amo di più.’

Settembre.

‘Caro diario,
la scuola è ricominciata da quasi due settimane. La mia classe e quella di Lore erano di nuovo insieme in palestra.
Parlavo con Marco, quando, proprio mentre stava per abbracciarmi, una pallonata è passata davanti a noi andando a rimbalzare contro il muro.
Mi sono girata imbestialita, era stato lui. Sempre lui e mi guardava anche male.
Qualche ora dopo, Marco è tornato in classe con la maglia sporca di sangue e un fazzoletto sul naso.
Non c’è stato bisogno che mi dicesse qualcosa, sapevo che era stato Lorenzo. Sono uscita dalla classe e sono andata in V D a chiamarlo. Appena è uscito, senza neanche fargli finire la frase ‘cosa vuoi’ gli ho tirato uno schiaffo che penso si ricorderà per tutta la vita, e sono andata via.’

Ottobre.

‘Caro diario,
è successa una cosa troppo strana oggi.
Correvo per il corso parlando con Ilaria al cellulare, che mi sgridava perché come al solito ero in ritardo, quando vado a sbattere contro ad un tizio.
Abbasso lo sguardo sulla mia maglia bianca e noto una chiazza verdastra, dall’odore ho capito che si trattava di gelato al pistacchio. Ho alzato lo sguardo e mi ritrovo Lorenzo davanti, immobile, esattamente come un anno prima.
Ma ha fatto una cosa che l’anno prima non si sarebbe mai sognato di fare: mi ha baciata.
Effettivamente, c’ha sempre avuto questo cazzo di vizio di baciare le persone all’improvviso.
Ma è uno dei vizi più belli del mondo.
‘Voglio solo le tue labbra. Le tue carnose, screpolate e maltrattate labbra, perché è te che amo.’
Diario, magari ho sbagliato, ma lo stesso errore non si fa due volte, così questa volta gliel’ho detto, che lo amo.
E mi ha abbracciata.
E ho pianto.
E Ilaria urlava al cellulare.
E ora stiamo di nuovo insieme, ed è proprio qui, davanti a me che mi guarda mentre scrivo e mi dice ‘sei bellissima’ per farmi distrarre.
Ora scusa, ma è una distrazione troppo efficace. Devo dirgli di nuovo che lo amo, prima che se lo dimentichi.’

miamerestisenonfossimestessa. (via miamerestisenonfossimestessa)
vialemanidaisognilove

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale.

A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.

Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza.

L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.

Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.

Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori alla finestra.

L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.

La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto.
Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo.
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza.

Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.

In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava passando.

Sebbene l’altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla.
Con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela descriveva.

Passarono i giorni e le settimane.

Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno.
L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.

Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra.
L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.

Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno.
Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.

Essa si affacciava su un muro bianco.

L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra.

L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.
“Forse, voleva farle coraggio.” disse.

(via dasolainmezzoairovi)

piango.

(via vialemanidaisognilove)

Lacrime

sono-solo-un-fottuto-errore

C’era una volta una bambina di nome Sofia, era brava a scuola, andava d’accordo con i suoi genitori, aveva tanti amici e una piccola tartaruga di nome Lolly.

Sofia aveva paura del buio, così, ogni notte sua madre le rimboccava le coperte e stava con lei finché non si addormentava.

Aveva tre migliori amiche: Chiara, Francesca e Martina. Stavano sempre insieme.

Suo padre un giorno arrivò a casa, aveva una piccola vaschetta con sé, dentro c’era una piccola tartaruga, la chiamò Lolly.

All’età di dieci anni, Sofia aveva ancora paura del buio, sua madre però al posto della sua presenza, aveva messo una abatjour. Non le rimboccava più neanche le coperte.

Fu l’anno in cui le sue amiche trovarono un hobby. Martina si iscrisse a danza, Chiara a pallavolo e Francesca prendeva lezioni di canto. Non stavano più insieme come prima.

Suo padre una sera arrivò a casa con una bottiglia di vino, mezza vuota. La madre le urlò di chiudersi in camera, lei prese Lolly e fece come le era stato ordinato.

All’età di dodici anni, Sofia aveva ancora paura del buio, la abatjour si era rotta e sua madre non si era preoccupata si comprarne una nuova.

Fu l’anno in cui Martina ebbe il primo ragazzo, Chiara divenne il capitano della sua squadra di pallavolo e Francesca si ammalò.
Sofia iniziò a passare molto tempo insieme a Lolly e alla musica.

Suo padre una sera tornò a casa, era arrabbiato. Picchiò sia lei che la madre.

All’età di quattordici anni, Sofia aveva ancora paura del buio, infatti aveva imparato a dormire direttamente con la luce accesa, anche se la madre le gridava contro di continuo.

Fu l’anno in cui litigò con Martina perché le aveva detto che il suo ragazzo la tradiva, che lo aveva visto con un’altra.
Chiara vinse il torneo regionale insieme alla sua squadra di pallavolo.
La madre di Francesca morì.

Suo padre una sera tornò a casa, aveva del rossetto sul collo. Mamma iniziò a gridare cose poco carine e papà picchiò entrambe, di nuovo. Fece le valigie e andò via.

All’età di sedici anni, Sofia aveva ancora paura del buio, ma non dormiva più. Era troppo impegnata a badare a sua madre che non si reggeva in piedi a causa del troppo alcool nel corpo.

Fu l’anno in cui seppe che Martina era rimasta incinta di quello stesso ragazzo che la tradiva. Non appena aveva saputo di essere il padre non si era più fatto vivo.
Chiara ebbe un infortunio e non poté più giocare a pallavolo.
Francesca si suicidò, era caduta in una profonda depressione.

E Sofia al suo funerale aveva pianto. Aveva pianto per la morte dell’amica, per l’abbandono del padre, lo stato in cui si era ridotta la madre. Aveva pianto anche per se stessa.

Poi tornò a casa, andò direttamente in camera sua e chiuse la luce di proposito. Rimase al buio.
Dopo aver visto cosa c’era lì fuori non gli faceva più paura.

- miamerestisenonfossimestessa. (via miamerestisenonfossimestessa)

(via eravamofuocoescintille)

Cazzo…ho pianto.

(via vess02)

Cazzomerda.

(via iomaiabbastanza)